A good man

A un certo punto della terza serie di Lost (ottava puntata, scusate lo spoiler) Desmond David Hume chiede alla sua Penny perché lei lo ami. La risposta è una di quelle che a me fanno venire l’orticaria. Suona una cosa del tipo: “Perché sei una brava persona (“a good man”) e nella mia esperienza questa è una cosa difficile da trovare”.

Insomma, boccale teku® pieno di birra alla mano, sentire la frasina di Penny in Lost mi ha irritato, come mi urtano certe considerazioni nei film.

Quelle di carattere generale, quelle che vorrebbero dirti qualcosa sulla vita e le persone portandoti a ragionare per tipi.

A pensarci bene mi ha infastidito il fatto che anche a me è stato detto “sei davvero una bella persona”  oppure “sei una brava persona”. Giù di lì insomma. Non so se a voi è mai capitato ma penso di sì. In genere il tono con cui ce lo si sente dire è sinceramente ammirato, ma sullo sfondo si percepisce una sensazione strana. In genere quando lo si dice (perché l’ho detto anch’io) si ha la dannata sensazione che non sia finita lì. O che stia inesorabilmente per finire lì.

E’ una frase che segna una cesura.

Un divario spesso incolmabile.

Chi la pronuncia sotto sotto vi sta dicendo (se siete a quattr’occhi e se non è una frase di circostanza da sms o da commento al post) che lui/lei non è così. Si mette in una posizione di inferiorità, ma è come la rincorsa per battere un rigore.

Spesso a porta vuota.

Tu che te la sei sentita pronunciare gongoli (anche perché spesso ti è stata detta una verità) e sei lì a braghe calate. La persona nei cui occhi ti rifletti ha in realtà già chiuso con te, a volte sapendolo, a volte no. Ha riconosciuto in te un diverso riflesso di eternità che a lui/lei manca, ne ha colto la struggente e insostenibile distanza e si è protetto come poteva. Volendoti bene ma sfasando spesso irrimediabilmente quella sequela di sincronismi che tanto vi aveva avvicinati. Se esiste un peccato originale, un errore di sistema nella macchina uomo questa frase è uno dei suoi “cavalli di Troia”. Ed io l’antivirus me-compatibile non l’ho ancora trovato.

Fine del delirio. Alla vostra salute! Sperando che siate tutti pessimi elementi…

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Published in: on febbraio 20, 2007 at 5:27 pm  Comments (8)  

E la strada si apre…

…passo dopo passo.

Come una nuova Moleskine. Un foglio bianco su un taccuino elegante. Gesto di gratificazione, feticismo della carta stampata fresca. Così questa pagina di blog si scarta e scorre. Poche regole: scrivere ciò che puoi, vuoi, ma senza scorciatoie, faccine, link, immagini. La parola, il logos. En arché.

Quella parola ormai carnificata, poco divina e molto umana che informa la tua “creatura” immaginaria. Il bradibionte. Una chimera nel bestiario moderno. Un essere che aspira alla lentezza per vivere di più e meglio. Più lento, più dolce e più profondo.

Non sempre ci riesce. In un’altra vita, in un altro blog, matrice del presente, quell’essere denuncia la sua complessità attraverso la confusione. Qui prova a far chiarezza. Pure quando come adesso scrive dal lavoro, nel cuore della notte, dal momento che certe notti non è dormire, ma vegliare… e il riposo non può venire se non con la sedazione, fosse anche attraverso i tasti di questo computer.

Autocura, certamente. Autocoscienza condivisa. Ma pure desiderio di essere migliore, di giocare e giocarsi. E cercare l’autentico anche di questa maschera.

Ma senza fretta, senza resistenze. Lo scorrere di un fiume, la linea di minore resistenza, l’angolo smussato del bradibionte. Acqua che si infonde, pensieri che rotolano senza accelerare.

Nella speranza di arrivare un giorno al mare. E perdercisi dentro. Dopo essersi ritrovati.

Published in: on febbraio 16, 2007 at 1:53 pm  Comments (3)